Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/214

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 208 —


— Tu sei egoista e civetta, figlia mia, tu hai un paio di scarpette nuovissime, signorili, e ne pretendi subito un altro paio. In casa puoi stare scalza, come ci sto io: non morrai per questo.

Ma Sebastiana era sarcastica quella sera, e sotto l’accento leggero e quasi infantile delle sue parole si celava una profonda amarezza.

— Io non voglio stare scalza. Peggio per voi che mi avete fatto sposare un borghese! Ora poi che diventerà un riccone....

— La lingua in bocca, figlia mia! Io ti ho fatto sposare un galantuomo. Ti sei pentita, forse? Ti è mancato nulla, dopo che ti sei sposata? Ti ha forse mai bastonato tuo marito?

Sebastiana si mise a ridere, tanto le sembrava comica l’idea che Predu Maria potesse bastonarla: ma la sua risata irritò la maestra.

— Perchè ridi? Non ti correggerai mai più, Sebastiana? Tu non dovresti riderti di me, che sono tua madre; onora il padre e la madre finchè vivono sopra la terra.... ma tu i comandamenti li hai buttati in fondo al pozzo.

— Non ridevo di voi....

— Di chi dunque? Di tuo marito? Tu