Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/250

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con suo marito, e che fra tre giorni avrebbe dato una risposta definitiva.

— La casa è bella, — disse, alzandosi e sollevando il lume per rischiarare meglio la vôlta della camera, — guardate; non sembran camere, sembran chiese! E la vista, la contate poco?

I due sposi s’avvicinarono alla finestra: al di là dello stretto cortiletto si vedeva l’orto della maestra Saju illuminato dalla luna, e una figurina alta e snella di donna si disegnava accanto al muricciuolo verso il viottolo. Bruno e Marielène fissarono quella figura immobile, nera alla luna come un’ombra, ed entrambi, egli con gioia e dolore, ella con gioia e rancore, riconobbero Sebastiana.

— Col tempo forse si potrebbe avere anche l’orto, — mormorò Marielène, ritirandosi dalla finestra. E mentre Bruno si sporgeva per osservare meglio il cortiletto e le finestre al pian terreno, Sebastiana sollevò la testa, lo vide, gli fece un saluto con la mano ed egli sentì un vago malessere, come se stesse per perdere l’equilibrio.

— Più di seimila è impossibile, — disse ritirandosi. — La casa è bella ma non ha alcuna comodità esterna.

— Voi non siete possidenti — rimbeccò malignamente la paesana. — Non avete