Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/275

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finzioni e le sue menzogne non fosse ancora passato.

Fatta un’abbondante raccolta, le due amiche sedettero al sole, sulle pietre tiepide in faccia ai monti d’Oliena azzurri e bianchi come montagne di marmo, e Sebastiana sentiva un prepotente bisogno di svelare il suo segreto, poichè le pareva che il luogo la invitasse a dire la verità, una volta tanto, come non l’aveva mai detta.

— Costantina, perchè hai parlato così? — domandò turbata, facendo scorrere da una mano all’altra alcune bacche rosse. — Non parlare così in presenza di altri, sai: meglio buttarmi giù la casa. Non ricordi che cosa mi fece Marielène, per dei semplici sospetti? Non rovinarmi una seconda volta, sorella mia; io ho paura di Marielène e di mia madre come ho paura del fuoco....

Predichedda ascoltava, coi piccoli occhi intenti, lucidi e fissi come quelli di un uccello selvatico.

— Tu vaneggi, cuoricino mio, — disse con la sua voce lenta e sarcastica. — Sono forse una tua nemica mortale per andare a contare agli altri i fatti tuoi?

— I fatti miei? Che cosa pensi? Che cosa ti immagini? Io non ho segreti....