Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/389

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e martirizzato dai nemici di Dio. Si sentiva trasportato dal demonio, spinto a fare il male da una volontà superiore alla sua.

Quasi senza accorgersene si trovò davanti alla porta di Marielène, e vedendo luce nel cortile pensò che forse Bruno vegliava ancora aspettando le donne. Per alcuni momenti stette immobile, appoggiato al muro; poi battè alla porticina, ma nessuno rispose.

Allora, dopo un momento di ansiosa incertezza, attraversò il viottolo, spinse il cancelletto e andò a sedersi sulla scaletta di casa sua. Là tutto era scuro e silenzioso; Sebastiana doveva essere già a letto, e nella notte velata la piccola casa nera, col suo orto, la sua siepe, il suo pozzo, il suo cancello di rami, sembrava un nido di gente felice.

Egli ricordava la sera in cui, seduto sullo stesso scalino, aveva sognato un avvenire di redenzione e di pace. Inganno, sempre inganno! Tutta la vita è una rete d’inganni, e più uno cerca di liberarsene, più si sente affondare, stretto da lacci spaventevoli.

Quando gli parve d’essersi calmato e di aver preso una decisione si alzò, tornò davanti alla porticina di Bruno e picchiò di nuovo. Nessuno. Ma egli credeva di