Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/61

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accostò le pantofole calde e disse con voce ostile:

— Se vuol mangiare è pronto.

Lo speculatore mise i piedi nelle pantofole e accennò al capo‐macchia di seguirlo; ma invece di avviarsi alla sala da pranzo scese al primo piano ed entrò in una vasta camera ingombra di scansie e dal pavimento coperto di pelli di cinghiale. Sedette davanti allo scrittoio e sfogliò alcuni registri.

— Se domani mattina sarà bello tu andrai subito lassù, spero. Adesso ti scriverò un bigliettino per De‐Giovanni.

Quando Bruno ebbe fra le mani il biglietto per il capo‐macchia che doveva sostituire, il suo viso s’animò di gioia; lo speculatore invece sembrava preoccupato, e aggrottò le sopracciglia, come ricordandosi una cosa sgradevole.

— Domani o al più tardi posdomani io verrò lassù. Vedremo dove sarà meglio quest’anno scavare i forni per il carbone. Tu sai che non siamo riusciti ad avere la tanca della vedova Moro; è un vero guaio, perchè ci toccherà di girare attorno a quel terreno come attorno ad una fortezza.

— Ha tentato ogni mezzo? — domandò Bruno.

E lo speculatore lo fissò, quasi offeso