Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/62

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per la supposizione che un uomo come lui potesse non tentare ogni mezzo per arrivare al suo scopo.

— La vecchia è una maniaca; e del resto lo sono tutte, queste paesane benestanti che nascondono i denari e se li lasciano anche rubare piuttosto che tentare una speculazione.

— Ma glieli scoverà bene suo nipote!... — disse Bruno ridendo. — Lo vidi, poco fa, e mi parve di molto in miseria....

— Come, tu l’hai veduto?

Egli parlò vagamente del suo compagno di viaggio, senza dirne il nome, e come lo aveva accompagnato presso Antonio Maria, e riferì il desiderio del Dejana di ottenere lavoro dallo speculatore.

— Bene, bene, — disse questi alzandosi. — Adesso andiamo a tavola, — e siccome Bruno si schermiva, lo prese famigliarmente per il braccio e lo condusse nella sala da pranzo.

Confuso e felice, il capo‐macchia sedette alla tavola del suo padrone, e Sebastiana, che serviva come una perfetta cameriera, si curvò al suo fianco e gli offrì il piatto e gli versò da bere.

Egli credeva di sognare: il pranzo era succulento e abbondante, il vino era forte; il padrone mangiava e rideva, rivolgendo