Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/69

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si addormentò. Ciò che gli succedeva era così nuovo per lui! In fondo sentiva un vago rimorso, o piuttosto un senso di vergogna, per aver approfittato delle confidenze del Dejana, ma il «disgraziato» gli sembrava pazzo più che malvagio, animato verso Marielène da sentimenti poco benevoli. Ella a sua volta lo odiava. Impedire a quei due di avvicinarsi, nonchè di unirsi, era forse un atto di carità. Tuttavia egli non poteva dormire; l’inquietudine, il timore, la speranza lo turbavano.

VII.

All’alba era pronto per partire, col suo fagotto in mano e una coperta piegata gettata sulla spalla. Zia Chillina, la vecchia padrona di casa, gli diede una tazza di caffè, sebbene anche lei ritenesse che agli uomini forti debba piacere solo il vino e l’acquavite, e lo accompagnò fino alla porta raccomandandogli di recitare un’avemaria per conto suo quando sarebbe passato davanti alla chiesetta del Monte.

Il tempo s’era rasserenato. Solo sopra