Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/70

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Oliena le ultime nuvole cadevano come nascondendosi fra i crepacci dei monti bianchi e rosei al chiaror dell’aurora.

Nel silenzio delle straducole gli scarponi di Bruno risuonavano come ferri di cavallo. Passando davanti alla casupola del sambuco egli vide Antonio Maria intento ad abbeverare un cavallo e si fermò e lo salutò.

— Buon giorno! Come va il Dejana?

Antonio Maria, che fischiava per incitare il cavallo a bere, sollevò gli occhi e disse con aria beffarda:

— Quello dorme. Cosa credi, che una storta possa avvilire un uomo?

Bruno s’accomodò la coperta sulle spalle, indifferente, e riprese:

— Si può parlargli?

— Ti dico che dorme.

— Allora.... diteglielo voi: ho fatto la sua raccomandazione al Perrò; fra giorni avrà la risposta.

— A chi l’hai fatta? Al Perrò o alla serva?

Bruno gli volse le spalle e se ne andò senza rispondere; nello stradale di Orosei vide Sebastiana con un’anfora di creta sul capo e la tunica avvolta intorno alla persona snella ed elegante. Ella scendeva a passi lenti verso la fontana, e pareva aspet-