Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/92

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aver già ordine di non ricevermi perchè mi rispose pronta: la mia compagna non è in casa. Mi dispiace, non c’è. — Allora mi sono arrabbiato. Avevo sì o no ragione? Aspetta, te la faccio io, dico fra me. Esco, aspetto che Sebastiana vada fuori, picchio di nuovo; vedo una testa alla finestra, ma nessuno apre. Allora dissi fra me: andate al diavolo tutti; forse è meglio così. Tuttavia, per contentare chi mi aveva messo in mente l’idea di riavvicinarmi a Marielène, cercai ancora di vederla e le scrissi. Nessuna risposta. Aspettai che ella uscisse, ma mi dissero che non va mai fuor di casa. Adesso non voglio più sentirne a parlare, voglio vivere tranquillo, onestamente, guadagnarmi un pezzo di pane e mangiarmelo. Tanto, quel che ha da accadere accadrà! È inutile combattere, il nostro destino non è dentro il nostro pugno!

Egli guardò entro il suo pugno, quasi per accertarsi che era vuoto davvero; e per distrarlo Bruno lo condusse nella dispensa, consigliandolo di fornirsi del necessario per la giornata. Predu Maria prese un pane nero, un po’ di formaggio e un’aringa, e domandò se c’era acquavite. Ce n’era, ma i lavoranti non potevano prenderne che una piccola quantità per giorno.