Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/219

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— Ebbene, — mormorò Sarina, — adesso perchè tormentarti ancora? Tutto è finito, e non c’è ragione che il passato si rinnovi nell’avvenire. Tu non mi amerai così, né io ti amerò così. Eppure....

— Eppure?

— Sono quasi gelosa del tuo amore passato. Tu lo hai ancora vivo nel cuore, Cristiano!

— Sara, — egli disse allora, ritraendosi e nascondendo il viso sull’erba, — passa sopra di me, ma non parlare così.

La voce di lei risonò chiara, chiamandolo: pareva quella di una madre che richiama il bambino allontanatosi da lei.

— Cristiano?

— Cristiano! — egli ripetè sollevandosi sui gomiti, col viso fra le mani. — Ricordo quando chiamavi tuo marito. Lo chiamavi così, come dal profondo di un abisso.

La donna non replicò, punta anche lei nei suoi ricordi. Ed egli ricominciò a raccontare, ma a sbalzi, prendendo dalla sua memoria le cose che più lo tormentavano.

— Il tempo passava ma non guariva anzi accresceva il male. Non credere che io non abbia tentato di rimediarvi, ma era una cosa più forte di me, era il mio destino. Avevo forse troppo amato le cose vane della vita, e la vita mi castigava. Non credere

Deledda, Il segreto dell’uomo solitario. 14