Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/221

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Avessimo avuto dei figli; — proseguì dopo un momento di ansia — forse non li avrei amati, ma mi avrebbero impedito di ripiegarmi così continuamente su di me e divorarmi da me stesso. Ma tutte queste sono considerazioni inutili che rimbalzano sempre dentro la mia pena e non servono che a tenerla più desta.

La donna ascoltava: aspettava e aveva paura della fine del racconto; e d’un tratto prese a parlare come tentando di cancellare i ricordi penosi di lui, coi suoi non meno penosi.

— Ebbene, tutto è passato. Perchè tormentarti ancora così? Anch’io ho sofferto, nel matrimonio, come credevo che nessuno avesse sofferto. Tu hai ragione; cerchiamo l’amore e la gioia fuori di noi, mentre non sono che dentro di noi. Anch’io soffrirò per il distacco continuo da mio marito. Egli mi costringeva a vivere nella solitudine, mentre io non avevo che desiderio del mondo; della vita in comune con gli altri miei simili. Ho sempre avuto anch’io la nostalgia d’un luogo ove mi pare di aver vissuto e goduto e dove vorrei tornare, così, come l’acqua che tende al mare. Ed egli sentiva in me questo bisogno, e ne soffriva. E il sentirsi solo, nella sua misteriosa solitudine, accresceva certo il suo male. Anch’io ho dei