Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/222

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rimorsi: chi può sapere? Se l’avessi amato meglio forse non si sarebbe ammalato. Ma adesso, infine, tutto è passato, tutto è lontano. Essi sono morti e non soffrono più: perchè dobbiamo tormentarci ancora con questo gioco d’ombre? Sollevati, Cristiano, guarda quanta luce è intorno a noi.

Ella gli accarezzava i capelli, tentava di sollevargli il viso: ma egli sembrava inchiodato al suo ricordo; e la sua testa ripiombava giù, dura, pesante.

Parve anche irritarsi per le carezze di lei: si ritrasse di nuovo, disse con la voce rude dei cattivi momenti:

— Devo parlarti ancora: non mi toccare, non guardarmi neppure. Bisogna che le nostre anime s’intendano solo per mezzo della nostra voce.

E la voce di lei mormorò, intimidita e ansiosa, ma già diffidente:

— Parla.

— Ascolta; non ti spaventare. Io sono stato pazzo: così, almeno, affermava mia moglie, che mi fece prendere, mi fece chiudere in una casa di salute. Lei affermava che avevo tentato di ucciderla. Io non lo so.... Io non lo so, Sarina! Ho di tutto quel tempo un ricordo confuso, come di una malattia con delirio. Sono stato otto anni, nella casa di pena: finchè lei è morta.