Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/238

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 228 —


morte: per questo non posso, non voglio dubitare di te. Certo, io sono diverso dagli altri uomini: sono fuori dalle loro leggi: ma chi ha ragione? Io o loro? Un altro, al mio posto, adesso, coglierebbe subito la sua felicità: ti prenderebbe, non ti lascerebbe andare più via.... Io non voglio, vedi: voglio che quanto ti ho detto questa mattina non getti ombra tra noi, e il nostro destino, se ha da compiersi, si compia come se nulla fosse stato detto. Se ti sembra che io sia ancora pazzo....

Non proseguì perchè lei s’era rimessa a piangere come la mattina, dopo la confessione di lui, ma invece di lasciar cadere le sue lagrime se le spargeva sul viso con le mani tremanti; poi con queste mani bagnate delle sue lagrime accarezzò il viso di lui, cercandone i lineamenti uno per uno, come per lasciarvi un’impronta, o imprimersi sulle dita la impronta loro.

Egli sentì tanta pietà in quest’atto, un amore paragonabile solo a quello che la madre, pure spasimante di dolore, sente per la sua creatura che nasce: e scivolò dal lettuccio, le si inginocchiò davanti, pensò che cosa poteva darle che fosse più grande di quanto già le aveva dato.

— Non piangere, non piangere, — le disse: — se tu piangi, significa che hai