Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/40

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mento che destava, solo preoccupata di tener a bada il cane, che del resto le stava anch’esso umiliato accanto con la coda fra le gambe.

— Il padrone del villino ci disse di lei. Si cercava da tanto tempo un luogo solitario, vicino al mare, e finalmente si è trovato questo: ma il fabbricato è troppo fresco ed ho paura che l’umidità ci faccia male. Lei, la sua casa l’ha abitata subito?

Egli guardava ostinatamente per terra.

— Io? Io l’ho comprata così. È una casupola di contadini. — Lei è sola? — domandò poi, con accento che avrebbe spaventato un’altra donna.

— No: sto qui con mio marito malato e la persona di servizio.

Egli si consolò pensando che non c’erano ragazzi. Subito però gli venne l’idea che il malato fosse, che era senza dubbio, un tisico. La donna indovinò questo suo timore e lo rassicurò.

— Veramente non è malato, mio marito, è convalescente d’una malattia nervosa, ed è molto debole. Ha bisogno di una grande quiete.... e siamo venuti qui.... dove la quiete mi sembra anche troppa, — aggiunse, con aria d’inquietudine: e parve d’un tratto ricordarsi che il marito l’aspettava, là dentro la casetta chiusa. Riafferrò il collare del