Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/89

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nava; solo lo tratteneva la paura di nuocerle destando maggiormente i sospetti dei parenti di lei.

Ed ecco una sera, sul tardi, gli sembrò che qualcuno lo chiamasse, di là dalla siepe: il vento rompeva la voce sconosciuta e pareva ne spandesse i brani nell’aria. Ed era solo il suo nome, che la voce ripeteva: Cristiano: ma era pronunziato stranamente, quel nome: Cristiano: era pronunziato da una persona che lo conosceva solo per averlo sentito da altri. Cristiano: ecco la terza volta che lo chiama: è proprio il suo nome.

Sentì una vaga paura. Non era superstizioso, ma la voce gli sembrava non umana.

Pensò ai parenti della contadina, al marito, che doveva essere tornato dall’Australia.

— Cristiano?

Non voleva aver paura: quindi uscì.

Era una notte di nuvole gialle, di vento tiepido: cadevano le ultime foglie, le più pesanti, volteggiando nell’aria come pipistrelli.

Appena uscito lui la voce era cessata. S’avvicinò alla siepe, verso il punto donde gli pareva ch’essa venisse, e domandò chi c’era. Nessuna risposta: ma si sentì distintamente un fruscìo che non era causato dal vento;