Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/90

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un fruscìo come di una bestia agile che si sollevava di tra i cespugli e fuggiva rapidamente.

E subito dopo risonarono i latrati del cane: e altre voci, ma lontane: infine egli distinse quella di Sarina che chiamava gridando:

— Giorgio, Giorgio? Dove sei? — Il gride ansioso riempiva di terrore la notte.

Di corsa egli uscì dal suo giardino, attraversò il sentiero, fu nel prato: il cuore gli diceva già quello che doveva essere accaduto; e quando nella penombra giallastra vide alcune figure nere correre qua e là, come fantasmi erranti nel vento, cercando qualche cosa che non trovavano, anche lui si mise a cercare, riavvicinandosi alla sua siepe.

Una delle figure aveva in mano una lanterna e ne rivolgeva qua e là il raggio, correndo appunto lungo la siepe: ma non rischiarava che i rovi, i cespugli, le pietre.

— Signora, signora! — gridò Cristiano, per avvertire la sua presenza.

Allora dei gridi s’incrociarono in aria, mentre anche le foglie secche correvano sull’erba del prato come prese dall’angoscia comune.

La voce di Sarina diceva: