Pagina:Deledda - La casa del poeta, 1930.djvu/273

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D’altronde nulla ci manca per essere cittadini contenti: anzi godiamo vantaggi che "quelli del centro" c’invidiano cordialmente. E se nel nostro mercato nuovo la roba è tre volte più costosa che in quelli vecchi, i nostri orticelli suppliscono alla carestia, coi loro finocchi candidi e dolci come gelati e con l’insalata che sa di prato. Chi mai, dentro Roma, ha la soddisfazione di svegliarsi al canto biblico del gallo, e di vedere, dalla finestra spalancata al mattino, le tartarughe uscire dal loro covo e succhiare le melagrane cadute nella notte sotto il peso della loro abbondanza? Se nella Roma nostra uno non è poeta, è perché adesso è di moda il cuore duro; e la vita non basta viverla di contemplazione. Bisogna camminare: e, dopo l’uscita delle tartarughe sornione, si vede anche, nel primo mattino, l’esodo, verso la Città grande, delle agili e ben vestite commesse di negozio, degli impiegati, degli studenti: teorie di bambini, che hanno i colori dei fiori, vanno a scuola: il quartiere resta in dominio delle massaie, ed è confortante sentirle pestare il lardo per gli squisiti minestroni casalinghi, o cucire a macchina o sbattere i tappeti. Passa l’arrotino, passa il venditore di scope, passa l’ombrellaio: le loro