Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/148

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primavera, dunque, passavo di qui, un giorno, per guardare il terreno che mi avevano indicato per la possibile costruzione di una clinica: e sollevando gli occhi vidi lei sulla terrazza. Mi parve sola e triste, come chiusa a forza in questa casa ed esiliata dal mondo. I suoi occhi vennero incontro ai miei, mi fissarono, mi chiesero soccorso. Questa è l’illusione, e quasi l’ossessione, che mi tiene da quel giorno: dovunque sono andato, i suoi occhi mi hanno seguito con quello sguardo di supplica e di passione. E tanta strada ho fatto, con la mia fantasia, da giungere fino a lei. Adesso sono qui, e non so chi di noi due abbia piú bisogno di soccorso: forse tutti e due in egual modo; siamo come i pilastri di un ponte ancora non finito: basterà forse tenderci la mano perché la costruzione sia completa.

Ella aveva chinato la testa, e finalmente si sentiva scorrere il sangue nelle vene, sciolto dal suo gelo: era un uomo, quello che le stava davanti, venuto veramente a soccorrerla come l’uomo sempre arriva in