Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/186

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delle notti invernali, pareva, con le sue ricche vesti, la felicità sperduta in un luogo di dolore.

L’inverno che seguí fu straordinariamente rigido e limpido. Chiusa nella sua casa tranquilla, la donna aveva l’impressione di trovarsi in un eremo in montagna.

E non aspettava piú nulla, non sperava piú in nulla: e le pareva che la vita la lasciasse in pace perché lei si contentava di quanto possedeva, del tepore della casa, del buon cibo, del sole sulla terrazza, dell’alito del prato bianco di brina che le ricordava i suoi pascoli e la fanciullezza divinamente triste, dell’azzurro dei monti orlati di neve, e del chiaro di luna nelle notti di vento quando la vetrata chiusa brillava e scricchiolava come fatta di ghiaccio.

Cadde anche la neve; e furono giorni felici: