Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/190

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Adesso quella speranza e questi desiderii le venivano a mancare: i sensi piú vivi si assopivano lentamente, lasciando posto a quelli piú materiali, alla gola, alla pigrizia, al bisogno di dormire; e questo mancare dell’anima che permetteva al corpo d’ingrassarsi e appesantirsi, le dava già il senso della morte.

Ma la tristezza che ne derivava era ancora un segno di vita: bisognava scuotersi, ridestare l’anima, riallacciarsi alle cose vive, sia pure al dolore.

Una sera, dopo Pasqua, si rimise la collana, che anch’essa impallidiva quando non era usata; e d’improvviso pensò alla creatura che doveva nascere, che poteva essere stata sua e in qualche modo lo era perché senza di lei non sarebbe nata: e provò un oscuro senso di rimorso pensando che gravava già sul destino dell’innocente nell’inquietudine e negli scrupoli della madre.

Poi la sonnolenza la riprese. A che affannarsi invano? Soli o ribaltati nella catena degli uomini, la vita passa lo stesso, e tutto muore con noi.