Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/43

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e c’era già un indefinito senso di avvicinamento nel suo modo sommesso di parlare: e anche lei rispose piano, come per non farsi sentire da qualcuno che spiava intorno.

— Vivo una vita in apparenza tranquilla, operosa e sicura, in fondo triste e vuota. Le mie giornate sono sempre eguali. Mi alzo presto, per abitudine, e lavoro, con la mia parente e una donna che viene a fare i servizi piú grossolani. La casa è grande e mi piace tenerla pulita. Il piano giú è affittato a una famiglia che sta quasi tutto l’anno fuori: quindi c’è molta quiete ma anche molta necessità di vigilanza. Quella mia parente non esce mai, per paura dei ladri. Io, invece, nel pomeriggio vado fuori quasi tutti i giorni: ho poche conoscenze, amicizie nessuna; mi piace andar sola, camminare, riposarmi nei giardini di tutti, guardare le vetrine, perdermi tra la folla, trasportata da essa. Vado spesso in chiesa, un poco per devozione, un poco perché mi piacciono i canti religiosi, il suono dell’organo e anche il profumo dell’incenso. Amo le chiese