Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/46

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lei ad assistere mio padre nella sua ultima malattia, come un suo fratello, e per questo, sopratutto, le voglio bene e la rispetto, e forse anche la temo. È una donna severa, un poco strana, che non vuole che gli altri si divertano e godano perché non ha mai goduto lei. Ella esercita su di me il dominio della razza, poiché da noi ancora sono i piú anziani che governano i giovani: ed io, che potrei esser libera come gli uccelli, non lo sono per niente.

— Nessuno di noi è libero; e schiavi della razza lo siamo un po’ tutti.

— In fondo io sono di carattere spensierato e spregiudicato, — ella riprese, tentando di darsi un’aria d’allegria; — non ho paura della vita, non ho paura di nulla: anzi mi piacerebbe il rischio, il pericolo, per poterli superare: ho sempre il pensiero che qualche cosa d’insolito debba accadermi. E forse questo mio desiderio comincia ad avverarsi.

Ma poiché egli non rispondeva subito, a conferma di queste parole, tornò a ripiegarsi.