Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/53

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Ella ascoltava attenta, avida; un’ombra di preoccupazione le velava però gli occhi.

Anche il tempo era alquanto strano: l’aria pesava, sebbene chiara, come un vestito non piú adatto alla stagione; e il lago, la luce, gli alberi e il cerchio del cielo sopra di essi avevano una tinta di verderame: i fiori si piegavano mortificati, e c’era qualche cosa di decomposto intorno.

E le cose che l’uomo diceva pareva aggravassero quel senso di malattia.

— Che ha oggi? Sembra triste. La sua parente sta forse male? — domandò guardandola anche lui un po’ annuvolato.

Non gli sfuggi ch’ella stringeva le labbra per chiudervi un sorriso incerto, forse destato dal dubbio ch’egli avesse fatto quella domanda ironicamente.

— Mia zia sta benissimo. È una donna forte, che sa vincere anche le sue malattie. Si è accorta immediatamente che qualche cosa d’insolito m’accade; e allora, poiché mi piace la franchezza, le ho raccontato tutto; e lei non è contenta.

— Perché non è contenta?