Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/56

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con desiderio e rancore, che c’era una casa già bella e fatta, da offrire all’uomo che come l’uccello in amore voleva costrursi il nido: poi egli, offeso contro sé stesso per questo desiderio istintivo e contro di lei colpevole solo di indovinarlo, riprese con forza:

— E avrò tutto quello che vorrò, perché quello che voglio è semplicemente umano e mi è dovuto. I nostri padri, il mio e il suo, sono morti giovani per aver il mio troppo goduto, il suo troppo voluto. E l’ombra delle loro inquietudini e, diciamo pure, della loro ignoranza delle leggi della vita, grava ancora su noi. Ma io voglio liberarmi di quest’ombra: voglio godere, ma fino al limite che la natura mi concede, e volere senza sforzo, con pazienza e misura. Quando avrò cinquant’anni sarò al culmine della mia giovinezza, a cavalcioni della vita. Voglio dominarla e conquistarla io, questa vita che giudichiamo come una cosa esteriore e che bisogna invece chiudere in noi, farla diventare noi. Ha capito, signorina? — disse volgendosi d’impeto, col viso schiarito,