Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/99

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— Domani, — disse, col viso ricomposto a una durezza virile, — se lei mi permette tornerò e le porterò i documenti che comprovano la mia posizione materiale. Mi rimane, del vasto patrimonio sperduto da mio padre, fra altre cose di poca rendita, una grande villa al mare, completamente affittata d’inverno e d’estate. Un appartamento lo tengo per uso mio: ho anche, dentro il paese, un’altra piccola casa, dove ho studio d’avvocato: studio che conto di portare e ampliare qui. Quando le cose andassero male, io e la mia famiglia, se Dio mi concederà dunque di formarla, ci si potrebbe riparare là: basta l’amore per dare la vera ricchezza. Domani, signora, le farò vedere i contratti.

Ella arrossí cosí violentemente ch’egli si fermò come colpito da un grido.

— Mi perdoni, — mormorò: il suo accento era cosí dolente e buono ch’ella si sentí riempiere gli occhi di lacrime; e rimase immobile, col respiro in giù, per non tradire il suo turbamento.

— La colpa è sua, — egli riprese sottovoce: —