Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/185

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— Sto attento, sì. Ma chi sa che non finisca di sposarla proprio io? Ad ogni modo, poichè ho pochi denari per farle il corredo, dammi, ti ripeto, le sue vesti e le sue scarpe.

Antonio si accigliò, guardò ai suoi piedi.

— Dov’è quella ragazza?

— Che t’importa? — M’importa, invece. Si parla in un modo ma si pensa in un altro.

— È presso di me, — disse allora il maestro, con voce ferma e triste.

D’un colpo l’altro sollevò il viso, con la rabbia e l’umiliazione di uno che è stato vinto e burlato.

— E lei dove sta?

— Che t’importa anche di questo? Se t’importava venivi a cercarmi: invece sei andato a comprarti le scarpe nuove.

Antonio balzò in piedi stringendo i pugni quasi volesse percuotere il maestro; andò fino alla porta per respirare meglio; poi tornò a sedersi e prese un atteggiamento rigido.

— Lei ha ragione: sono peggio delle bestie, rinnegato da Dio. Ho fatto sempre di mia testa, spinto sempre dal diavolo: ma adesso voglio rimettermi a lei, come avrei dovuto farlo da bambino. Mi dica lei cosa devo fare.

— Tu devi proporti di non riavvicinare mai più quella donna. Quando il figlio sarà nato penseremo a lui.