Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/217

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e vivere per la sola ricerca del bene. Voi stesso non vi sentite tale?

— È vero; e appunto per questo non voglio andare in carcere. Voglio vivere, lavorare, fare del bene. Ma la disperazione troppo spesso mi vince: sono solo e maledetto: non avrò più amore, non avrò più nessuno con me. Anche se incontrassi una donna che mi volesse bene non potrei possederla perchè lo spirito di mio padre starebbe fra me e lei, e il figlio mio sconterebbe il mio delitto.

— Ubbie, figliuolo mio, — disse il maestro con accento di pietà. — Finchè voi penserete così sarete forse soggetto allo spirito del male, ed è questo, non l’ombra del padre vostro, a oscurarvi l’anima. Laggiù, dove contate di andare, e dove vi auguro di arrivare presto e bene, nessuno sa del vostro passato: cancellatelo pure voi dal vostro cuore e tutto rinascerà.

— No, no, invece! Io voglio ricordare e nutrirmi del mio dolore. E se incontrerò una donna che vorrà dividere la mia sorte le dirò chi sono, che mi prenda come sono, come io prenderei lei anche se disgraziata più di me. Ma lasciamo l’avvenire. Io intanto dovrò lavorare anche per mio fratello. Fosse rimasto libero anche lui! Assieme ci sarebbe parso di essere ancora felici, di poter ridare ancora la vita al nostro padre. A volte tutto mi sembra un sogno, e cerco di