Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/218

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svegliarmi e non posso. Anche adesso mi pare di sognare. Quello è il muro della nostra casa: di là tutto è ancora come prima: ancora la mamma lavora per noi; mio fratello fa il suo compito di latino, ed io suono l’ocarina. Sente? Sente?

Si sentiva solo il fruscìo del vento, sopra il tetto; ma pareva davvero che gli spiriti famigliari si fossero dato convegno nella notte intorno alla casa del loro antico amore.

Ornella, con la tazza del vino caldo fra le mani, ascoltava smarrita; la sua ombra enorme riempiva la parete e pareva volesse sfondare con la testa il soffitto per vedere di fuori gli spiriti mormoranti.

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Bevuto il vino il giovane parve dapprima accasciarsi come preso da una invincibile sonnolenza: poi il suo viso si colorì; le mani, lunghe e femminee, che stringevano la tazza per scaldarsi, si fecero rosee, e anche la voce divenne più calda e modulata.

— Quello che più mi fa paura è il freddo; non lo resisto, e vorrei passare l’inverno come