Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/250

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strinse e torse un po’ le mani come per stroncare la sua cattiva allegria, e si rifece triste.

— Questi sono romanzi bell’e buoni, che da queste parti non usano.

— Usano ancora dalle nostre, — insistè il maestro riprendendo forza.

— Non usano più neppure là: oramai la gente è pratica e ride di quei poveri cristiani che perdono il tempo a scavare buche nell’acqua.

— Lascia stare, che ridano, e spiegami quali sarebbero queste buche nell’acqua.

— Sarebbero che non passeranno due mesi che Ornella o le scapperebbe di casa o le farebbe le corna col compare.

Questa volta fu lei a frenare un sogghigno: il dibattito fra i due uomini la rianimava. Sollevò la testa, e ricominciò a cucire, pensando al modo di aiutare il maestro a farle sfuggire la tirannia di Antonio. A suo tempo, poi, avrebbe provveduto lei ai suoi casi: ma i suoi progetti erano così tenebrosi e nascosti che di nuovo si sentì fatta prigioniera come una colpevole quando li vide scovati dal suo amante.

Il maestro diceva:

— Lasciamo da parte l’avvenire, e discutiamo del presente. Discutiamo anzitutto il tuo cambiamento. Come va che dopo aver cacciato Ornella a pedate, adesso ne vuoi fare quasi una seconda moglie?