Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/31

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 25 —

adesso, dall’estate scorsa, di nuovo mi tormentano. Dicevo, dunque, suo figiio è tanto buono da aver pazienza, e tutti i rimedi cerca per farmi guarire, e oltre la pipa altri vizi non ha. Gli piace solo qualche buon bicchiere, ma a chi non piace un buon bicchiere di vino?

— Io per esempio sono astemio.

La donna lo guardò di sotto le ciglia abbassate, con malizia e compassione.

— Io non ho mai conosciuto un uomo che non bevesse vino, e poche donne anche. Qui tutti lavoriamo, e non abbiamo teatri nè altri divertimenti. La vita è dura e il solo rimedio è un buon bicchiere di vino.

— Ma voi avete una buona rendita.

— A furia di fatica, appunto. La terra è ingrata, il mare infido: e contadini e pescatori tutti d’intesa a pigliarsi la parte più grossa. Il povero Adelmo la conosceva bene, questa gente, e quindi riusciva a dominarla: specialmente la canaglia di mare, come egli la chiamava. Aveva viaggiato fin da bambino, fino alle Indie e all’Australia, e diceva che i porti di mare sono come vasi di latte e di vino; attirano tutte le mosche più infette. Antonio invece, — riprese dopo la breve pausa che invariabilmente divideva il suo ricordo del morto da quello del vivo, come se allo staccarsi dal passato una lacuna si formasse nel suo pensiero, — Antonio