Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/50

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Avevo chiesto il trasloco in una città dove si poteva studiare meglio: e anche perchè qui c’era la moglie del maresciallo che nelle ore libere ci faceva lavorare, noi dipendenti, nel suo orto, che confina appunto qui con la vigna di Marga.

Marga era vedova da poco e non la si vedeva mai: io non la conoscevo che di nome o meglio di fama, perchè si dicevano tante cose sul marito morto, e cioè che era stato una spia degli austriaci, che aveva pescato un tesoro, che aveva rubato un bel gruzzolo a una sua vecchia zia, dalla quale era stato allevato, facendola così morire di crepacuore. Lavorando nell’orto della signora marescialla io guardavo la vigna il campo e la villa di Marga con una certa curiosità ironica, pensando alla vedova che da un anno non usciva di casa, per piangere quel bel tipo, il quale del resto, dicevano, si era arricchito per lei e le aveva lasciato tutto.

In fondo pensavo che Adelmo doveva aver guadagnato enormemente con la pesca in tempo di guerra, perchè le sue barche pescavano anche quando era proibito: ma la gente trova sempre da ridire, su un individuo che si arricchisce, e allora si parlava male di Adelmo come adesso si parla male di me che ne ho sposato la vedova: e molti dicono che l’ho sposata per interesse, mentre ho fatto una passione per lei.