Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/140

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Dopo tutto, il cuore mi dice che non dobbiamo completamente disperarci. Io sarò assolto, questo è certo. Basta che piglino Saturnino Chessa e che egli dica la verità: allora io mi costituirò e vedrai che sarà nulla: non disperarti, via! Tu sai quante prove io ho e sai che non ho paura di nulla. Non ho voluto che tu venissi per vederti piangere! E poi a che servono le lagrime?

Silvestra, intuendo la delicatezza di lui, che, per confortarla, fingeva un coraggio e una sicurezza maggiore di quella che sentiva, volle imitarlo, e sorrise fra le lagrime.

— Parliamo ora di te: quando dunque ti rinchiudi, bella monaca? — domandò egli, e sembrava scherzare.

— Fra poco: appena sarà tutto all’ordine....

Il sorriso morì ad entrambi sulle labbra: ella strappò un altro ciuffo di fieno, ed egli seguì con gli occhi la mano di lei.

— E dimmi, chiese dopo breve silenzio, — s’io tornassi ad esser libero e.... come prima; s’io mi presentassi a te, o cioè ti facessi sapere d’esser in grado di sposarti, e tu, compiuta l’età legale, fossi padrona di te.... potresti sciogliere il tuo voto? Vorresti?

— Sì! — rispose Silvestra, appunto perchè sentiva che quel giorno non sarebbe giunto mai.

Egli le strinse le mani con amore e riconoscenza.