Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/294

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 286 —


Rientrò nel salotto, e sentendo qualcuno scender le scale si rimise a bere, per scusare in qualche modo il suo breve indugio nel salir da Maria. Apparve tosto la figura serena e il roseo volto di don Costantino.

— Che sete hai! — disse sorridendo; — ti farà male quell’acqua!

— E Maria? — domandò egli premurosamente, posando il bicchiere.

— Sta benissimo. Ti aspetta.

— Andiamo.

— E mia moglie, non torna? — chiese un po’ ironico don Costantino, andando avanti. — Meno male che lasciò me a far da donna. E già! c’era poi don Piane ad aiutarmi!...

Sentì Stefano ridere, ma d’un riso così stonato che si volse.

— Meno male, che te ne ridi! — disse fingendosi stizzito. — Sopra il danno la beffa.

— E mio padre che dice?

— E tuo padre che dice? Povero me! — esclamò don Costantino; e narrò le prodezze di don Piane che avea vegliato tutta la notte piangendo come un bimbo, pregando e accendendo candelette di cera. Poi, appena nato il bimbo, s’era calmato; ma ora non voleva muoversi dalla camera di Maria, e già tre o quattro volte avea preso il neonato per accostarlo alla luce e vedere il colore dei suoi occhi non ancora aperti.