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144 la via del male


Ritornati nel bosco, i Nuoresi s’indugiarono alquanto intorno a una comitiva di paesani che ballavano il ballo sardo; poi fecero alcune compre e s’avviarono al ritorno, proponendosi di fermarsi ancora a metà strada, nella tanca di Francesco Rosana.

Come aveva promesso, Maria sedette sulla groppa del cavallo di Francesco, e cinse col suo braccio la vita del cavaliere. E la comitiva s’avviò.

Il giovane proprietario sentiva il busto di Maria appoggiarsi lievemente alle sue spalle, stringeva nella sua la mano cara, e si sentiva felice come non lo era stato mai.

— Mi sembra d’essere ubbriaco, — disse ad un tratto; — meno male che tu mi sostieni...

Rosa s’ispina, in groppa a un ronzino montato da un vecchio paesano, guardava ogni tanto la cavalla bianca di Francesco e faceva una smorfia maligna.

Primo di arrivare alla chiesetta dello Spirito Santo tutti smontarono e pranzarono all’ombra di un boschetto di quercie.

— Guarda, — disse Rosa a una compagna, additandole Maria e Francesco, — fanno all’amore in modo scandaloso.

— Sei gelosa? — chiese l’altra.

— Di chi? Di quel porco spino?

— Chi è il porco spino? — domandò uno della comitiva.

— Tu, — rispose la ragazza.

Maria comprese di chi si trattava e arrossì di stizza. Sì, Francesco era brutto davvero; più lo