Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/75

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la via del male 73


— Ad ogni modo l’erede sarà forse Pietro! — disse vivacemente Sabina.

— Allegra, dunque! — le sussurrò Maria, ridendo maliziosamente.

Sabina, alquanto turbata, la urtò col gomito.

— Tu sta’ zitta!

— Pietro! Pietro! Un corno! E gli altri nipoti, che son forse delle immondezze? — gridò zio Nicola, curvandosi per riattizzare il fuoco del forno. E poi Pietro rifiuterebbe forse l’eredità: l’eredità di un ladrone! È onesto, Pietro!

— Ma egli vive con la zia, quando non è al servizio, — osservò Maria. — Ma lasciate stare il fuoco, babbo: ecco che il fumo vien tutto fuori.

Sabina non osava più parlare, per timore che zio Nicola s’accorgesse del suo turbamento. Sì, ella voleva sempre bene a Pietro, sebbene egli, dopo il breve colloquio nella vigna, l’avesse trascurata e quasi disprezzata.

Però, chi mai conosceva l’avvenire? Forse Pietro, diventando erede di una piccola casa e di un pezzetto di terra, avrebbe ripensato ad ammogliarsi. Sabina sperava.

Zio Nicola prese uno sgabello e sedette davanti al forno, attizzando ogni tanto il fuoco, nonostante le proteste di Maria. Fra le altre cose egli raccontò la storia del marito di zia Tonia Benu, un vecchio ladro morto venti anni prima in «quei luoghi» tristi, dove gli uomini si riducono a far la calza e lavorare all’uncinetto.