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88 la via del male

donne non ti guardano o i piaceri non ti sorridono. Ora ti proverò il contrario...».

Fuori soffiava una violenta tramontana; grandi nuvole, chiare e dense, come enormi blocchi di neve, s’avanzavano dai monti d’Orune: qualche falda di neve cominciava a cadere; nessun rumore, tranne il soffio rabbioso del vento, giungeva fino ai due cantori.

Talvolta zio Nicola, infervorato, si alzava a sedere, e con un cenno della mano indicava a Pietro di non interromperlo: e invece di una componeva due e persino tre strofe, una peggiore dell’altra.

Pietro lo ascoltava religiosamente, poi anch’egli cantava la sua ottava, e beveva e beveva.

Verso le undici, mentre le campane suonavano con una letizia esagerata, tanto che parevano scrollate dal vento pazzo, servo e padrone cantavano ancora; le bottiglie erano vuote, e il loro splendore era passato negli occhi dei due cantori.

Qualche volta Pietro riusciva a comporre delle ottave con argomenti così vivaci e stringenti che zio Nicola si dichiarava vinto. Ma invece di offendersi guardava l’avversario con una certa ammirazione, e gli diceva:

— Bravo! Così ti voglio.

Continuarono a bere, ma cessarono di cantare.

Verso mezzanotte gli occhi del padrone, che al riflesso del fuoco parevano di cristallo, s’aprivano e si chiudevano incoscienti; quelli del servo, pieni di languore, si smarrivano dietro sogni e visioni inverosimili.