Pagina:Deledda - Marianna Sirca, 1915.djvu/71

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re d’un tratto svegliandosi lo squassava tutto e lo faceva balzare: un urlo di fame e di dolore gli risuonava dentro, gli riempiva di fragore le orecchie e di sangue gli occhi.

Si buttò giù convulso, premendo a terra il petto e le viscere per schiacciare la bestia e respingerla a fondo nel suo covo; per impedirle di costringerlo a tornare indietro e prendersi Marianna anche attraverso il sangue e la morte.

Passata la convulsione si sollevò; sudava e tremava ancora, ma stette sull’erba, lisciandosi forte i capelli con la palma delle mani; poi si fiutava le dita e sentiva l’odore di Marianna. Ricominciò a parlarle, con voce sommessa, col petto palpitante ancora della lotta feroce contro sè stesso.

— Vedrai, non ti farò del male, Marianna, vedrai. Tu, sta tranquilla e ferma: io andrò, andrò come la sorte mi spinge, come Dio comanda, e troverò fortuna a tutti i costi, sì, dovessi andare dove finisce l’arcobaleno.

Riprese a camminare. Non sapeva nep-