Pagina:Dell'obbedienza del cavallo.pdf/382

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QUARTA 355

scritto di razze, che mi fu possibile di ritrovare, ma restai deluso allorché gli trovai mancanti di quelle prove concludenti che dovevano accertarmi del vero. Mi rivoltai allora ad esaminare la pratica ma senza profitto alcuno.

Onde fui costretto a credere, che dal dare a mano li stalloni ne venisse cagionato lo sconcerto sopraddetto; me ne persuadeva lo strapazzo che doveva farsi degli uomini e delle Cavalle (che annojate strapazzavano il mestiere) per far prova una, a una, di quali erano quelle ch’erano in amore, figurandomi che un tale dibattimento dovesse piuttosto distorre, che farle venire in amore, ed il presentarle allo stallone senza che nè l’uno, nè le altre si conoscessero, rendesse la funzione senza frutto, convinto di ciò dal vedere che bene spesso lo stallone ricusava taluna costantemente, e tal volta era necessario la vista d’altra di suo genio, che lo mettesse in moto; e finì di convincermi l’opinione universale, che meglio fosse di dar lo stallone in libertà, che a mano, dal che ne dedussi, che il solo metter questo al coperto dal rischio, che correva d’esser percosso da quelle Cavalle che lo ricusavano dato sciolto, era il motivo della pratica di darlo a mano.

Onde fatta riflessione, che maggior era il danno della perdita del frutto, che di qualche stallone, che si potesse fare, tanto più, che que-