Pagina:Dell'obbedienza del cavallo.pdf/384

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QUARTA 357


A un tiro di morteletto al quale era dato fuoco due ore avanti mezzogiorno ciascun garzone ripigliava il suo stallone per riconduco alla scuderia, dove giunto era ben visitato dal manescalco, e medicato in caso di bisogno, se aveva toccato dei calci; e consegnata la cartella al Computista, perchè potesse segnare al libro l’ordine, con cui erano state montate le Cavalle, il garzone non pensava che a governare e a custodire il suo stallone, per poterlo ricondurre con l’istesso metodo della mattina al suo serraglio due ore dopo il mezzo giorno, sino al tramontare del sole, che allora, lo riconduceva alla stalla, dove custodito e medicato, se ne aveva di bisogno, restava tutta la notte in riposo.

Per poter ripigliare con facilità lo stallone, in un angolo di ciaschedun serrato vi era un piccol serratino, dove il garzone mandava tutte le Cavalle collo stallone insieme, ed ivi ristretto lo ripigliava con summa facilità, ciò che non averebbe potuto fare a campo aperto; il Computista la sera pigliava riseontro di quello ch’era seguito il giorno, come aveva fatto di ciò ch’era seguito la mattina, e rendeva la cartella al respettivo garzone, perchè se ne potesse servire la mattina seguente, e questo metodo era tenuto per tutt’il tempo che durava la funzione.

Trovato questo metodo di maggior frutto di tutti gli altri, credei che inutile sarebbe sta-