Pagina:Dell'oreficeria antica.djvu/57

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genitori, qual ricordo di modestia e frugalità casalinga: ancora sappiamo che il Romano usava presentare alla sposa anelli di bronzo o di ferro aventi la forma di chiave, quale investitura di supremazia nelle cose familiari; e di tali anelli moltissimi son trovati negli scavi. Questo credo che sia l’anello nuziale di ferro menzionato dal Kirckmann. Molte superstizioni andarono congiunte agli anelli e ciò fu più in Oriente ed in Grecia che a Roma: non pochi fecero traffico lucroso col vendere anelli, fabbricati dalle popolazioni dell’isola di Samotracia, che si credeva che avessero potenza magica e facoltà di render salvi nei pericoli quelli che ne portassero: questi anelli erano fatti di vilissima materia, dacchè trovasi che costarono una dracma, ed erano usati dai superstiziosi di ogni ordine di cittadini. L’uso degli anelli fu accolto dai primi cristiani ai quali Clemente Alessandrino nel secondo secolo dice: « Noi dobbiamo portare un solo anello al piccolo dito perchè ci serva da sigillo. » Fin dai più remoti giorni del medio evo troviamo che la investitura episcopale facevasi simbolicamente per mezzo di un anello d’oro ed un zaffiro, od un rubino che portavasi al quarto dito, costume d’ignota origine, ma che forse proviene dall’uso che si ebbe, durante l’impero romano, di dare un anello al tribuno militare per atto d’investitura. Era forse poi ad onorificenza che venivano dati certi anelli ecclesiastici enormi, fatti di bronzo dorato e guerniti di smalto.

Fra gli anelli trovati nelle tombe etrusche, ve