Pagina:Della Nuova Istoria.djvu/427

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e noi distolli dai molliplici aspelli ne’ quali ci fu forza ravvisare Giuliano, polnmmo appena un istante considerarlo nella meno splendida, ma più durevole gloria

di letterato e filosofo.

Chi dall’infanzia sviluppa le proprie passioni, profittar suole per esse di una stagione, che rimane infruttuosa per la maggior parte degli uomini, e quindi è che Giuliano può in noi scemare la maraviglia d’aver tante cose operato in una vita si breve. Quantunque senza scopo nè regola, un’inestinguibile sete di lode palesato avea sino dalla prima sua giovinezza, e poichè l’erudizione e le lettere erano il solo aringo a quella età confacente, tutto ad esso s’abbandonò, e con vivissimo desiderio s’accinse a trascorrerlo. Destava lo stupore de’ condiscepoli e de’ precettori. Ammiravano gli uni che studiosi travagli tenessero a lui veci di puerili passatempi, sorprendevansi gli altri di un tanlo precoce sapere che rendeva ornai quasi inulile il lor iuinisterio. Apprese greche lettere da Mardonio, grammatica da Nicècle di Lacedemone, rellorica da Ecebolo sofista, filosofìa da Massimo, Jamblico e Libanio; ma nato per emulare gli antichi, cercò fra di essi i suoi maestri, e manifestano i suoi scritti ch’ci gli elesse specialmente in Platone ed in Aristotele. Ogni ramo dell’antico sapere, le utili e le amene discipline, la musica, la poesia, l’oratoria, la filosofìa, la teologia pagana e cristiana, lo studio delle leggi, a nulla dire di quello della politica e dell’arte della guerra, tutto era famigliare al pieghevole c fecondo suo spirilo, e di tutta questa scienza sì varia e sì ricca, rimangono a