Pagina:Della Nuova Istoria.djvu/435

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tuttavia il posto agl’inferiori-, o veramente l’acume e l’ingegno nel far della storia una scena drammatica, e chiudere i principali avvenimenti che corsero nel giro di quattrocent’anni, entro quasi i cancelli di una consueta teatrale rappresentazione, nella quale tu hai per attori i padroni del mondo, non le interne brutture, coperti col manto della terrena grandezza, ma nelle semplici e naturali lor forme, per giudici c spettatori gli Dei, e per iscopo morale il premio e le pene che essi accordano a’ buoni od a tristi principi. Nè tampoco sì di leggieri può dirsi, se meglio nel suo autore" occorresse la prudenza militare e politica, onde giudicar sanamente di tante azioni e regni diversi, l’eloquenza per arringare con Cesare e con Alessandro, o più presto il lepore e la festiva tempra di spirito per ischerzare piacevolmente con Sileno e con Dionisio, nascondere le tracce dell’artifizio, e spargere da capo a fondo il garbo, la grazia, la giocondità. Fu giustamente osservato che dove non altro a noi rimanesse di Giuliano che i Cesari, basterebbono essi soli a far fede della vastità del suo ingegno e della sua dottrina.

Ma quanto più pellegrine sono le bellezze di un testo, tanto più avvisano della difficoltà di bene ritrarle. Al quale proposito osserveremo, che le altre maniere di stile, come lo splendido, il magnifico, l’affettuoso, quasi dicemmo anche il sublime, meno ritrose si palesano ad essere trasportate da una in un’altra lingua, del lepido e del faceto. Le passioni a cui servono quelle prime forme di stile, non mutano esse col volgere dei secoli, come non muta la natura umana che le produce,