Pagina:Della Nuova Istoria.djvu/466

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Logos confondonsi visibilmente con quelli della prima causa, e gli attributi del Sole con quelli del Logos. Ora questo astro è chiamalo ruyyu’ut del Logos simili nalus, ora considerando

le proprietà dell’immutabile sua natura, trova egli che a ragione è tenuto dagli uomini per un Dio, o per la sede di un Dio #«•» ’«i tti if’ttct ò»»A«C’v (<i).

Oltre le’sovraccennale, l’orazione in Deor uni Mnlrein, dove Giuliano imprende a spiegare la nota c scandalosa favola di Alij e Cibele, già prima interpretala da Porfirio, ed il lungo frammento del discorso intorno ai doveri di un pontefice, possono anche queste opere spargere qualche lume sul sistema platonico di quest’età, e sulle particolari idee di Giuliano. Tali componimenti sono una grande, è vero, ma infelice prova dcll’ingegno e della dottrina del loro autore. Qual vigore di mente non occorr’egli onde in que’ metafisici laberinti mantenere un metodo nel ragionamento? e di quante triste riflessioni non è ella feconda la vista dei penosi sforzi di un grande spirito intento a persuadere alla sua ragione i delirj della sua coscienza, e quella sì stretta colleganza in un sol uomo di grandezza c vanità umana? così intorno a queste materie fu scritta per tutti i tempi la sentenza: Ferdam sapientiarn sapientoni, et priulentiam prudentum abolebo (b).

(a3) Di questa sua inclinazione all’aslrologia così egli stesso ne parla. ltaque quoties in lethereum illuni splendorem conjiciebnni oculos puer, rapi extra se perculsa meni et attonita solebai; atque aileo non illuni tantum defixis infuori oculis optabam, seti etiam noclu, si quando sereno puroque ovolo faras progrederer, cueteris omissis omnibus, solus in cvelestes pulchritudines intentiti hterebam etc. Igitur et in illis contemplandis niinium studii ponere, et curiosus quidam esse videbar: ut me die inondi ex astris peritimi, quamvis adhuc irrida) Jul. in Oprili.

(t) Paul, cpisl. 1 ad Corinth. ’