Pagina:Della congiura di Catilina.djvu/38

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della congiura di catilina 35

rei, confiscati i lor beni, si custodissero nei presidj: temendo forse che in Roma, o dai congiurati o dalla prezzolata plebe venissero a viva forza liberati. Ma son eglino in Roma pur tutti gli scellerati? non n’è l’Italia ripiena? e non si accresce l’audacia là dove a reprimerla sono minori le forze? fallace è dunque il di lui consiglio, s’ei teme: se poi nell’universale terrore egli sol ne va scevro, tanto più allora e per me e per voi paventare debbo io. Crediate, che nel sentenziare voi Lentulo e gli altri, sentenzierete ad un tratto e i congiurati, e Catilina, e il suo esercito. Più li stringete, più si sgomentano: per poco che languire vi veggano, v’investiran più feroci. Nè vi crediate già voi, che i nostri avi coll’armi soltanto la Repubblica ampliassero. Se così fosse, assai più sotto noi fiorirebbe che in maggior copia abbiamo e alleati, e cittadini, ed armi, e cavalli. Grandi eran fatti i nostri avi da ben altre virtù; di cui non ci resta ora l’ombra: attività al di dentro, giusti comandi al di fuori; liberi e incorrotti consigli, con innocenti costumi. In vece di queste, rapacità e profusione usiam noi; vuoto il pubblico erario; satolli d’oro i privati; le ricchezze in onore; l’ozio adorato; i buoni ed i tristi indistinti; i premj, dovuti al valore, dall’ambizione rapiti. Nè maraviglia ciò sia, allorchè ciascuno di voi a se stesso pensa soltanto; allorchè le voluttà in casa, il danaro e il favore in Senato, la vostra Repubblica sono. Nell’assaltarla quindi i nemici, Repubblica più non trovano. Ma queste cose tralascinsi. Molti nobilissimi cittadini congiurato hanno alla rovina total della patria: in loro soccorso chiamano i Galli, nimicissimi a Roma: già già con l’esercito il capitano nemico sovrastavi; e voi tuttavia dubitate, quel ch’abbiasi a far dei nemici infra le vostre mura già presi? Perdonate pur lor, vel consiglio: infelici giovanetti, per sola ambizione peccavano: rilasciategli anzi con l’armi. Purchè questa vostra dolcezza e pietà, ripigliando essi l’armi, a danno vostro non torni! Pericolosa è l’urgenza; ma voi non temete pericoli! moltissimo anzi voi li temete; ma, trascurati ed imbelli, l’un l’altro aspettando, indugiate; forse negli immortali Dei affidandovi, che già altre volte in maggiori necessità ebber salva questa Repubblica. Ma non i voti, nè le femminili preghiere, impetrano dei Numi l’ajuto: vegliando bensì, operando, e ben provvedendo, si prospera. I negligenti e dappoco, invano invocan gli Dei, con essi sempre sdegnati e nemici. Aulo Manlio Torquato nella Gallica guerra condannò a morte il proprio figliuolo, per aver contro l’ordine datogli combattuto e sconfitto il nemico. Pagò quell’eccellente giovane il suo smoderato coraggio con la propria vita. Ed ora, qual pena si debba a crudelissimi parricidi, voi per anco non fermate? Ed in fatti,