Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/114

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
102 della geografia di Strabone

precisione, nol fanno per trarre altrui in inganno. Ma chi cita Damaste non differisce punto da chi citasse il Bergeo1 o il messenio Evemero o quegli altri ch’Eratostene stesso ha menzionati censurandone le futilità. Ed egli medesimo cita una delle inezie d’Evemero, cioè l’aver lui creduto che il golfo Arabico fosse un lago; e «che Diotimo figliuolo di Strombico, capo di un’ambasceria di Ateniesi, rimontando il Cidno a traverso della Cilicia passasse nel Coaspi, il quale scorre appo Susa, ed arrivasse in quaranta giorni a quella città; dicendo che questo gli fu raccontato da Diotimo stesso. D’onde maravigliarsi come il Cidno attraversando l’Eufrate ed il Tigri potesse sboccar nel Coaspi».

Nè ciò solo è degno di essere notato, ma questo ancora, ch’ei dice sconosciuti al suo tempo certi luoghi, i quali erano tutti esattamente descritti; e mentre raccomanda altrui di non credere di leggieri a chi che sia, e reca in mezzo con lunghe parole le ragioni per le quali non si dee credere, egli medesimo poi, rispetto al Ponto ed all’Adria prestò fede al primo testimonio in cui si abbattè. Quindi credette che il seno Issico2 sia il punto più orientale del nostro mare; mentre la posizione di Dioscuria nell’estremità del Ponto è più orientale di circa tremila stadii, secondo la maniera sua propria di computare; e parlando poi dell’Adria e de’ suoi confini settentrionali ed estremi non si astiene da veruna favola. E credette a molte invenzioni favolose anche intorno alle cose al

  1. Cioè Antifane nato a Bergea nella Tracia.
  2. Il golfo d’Alessandretta.