Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/119

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libro primo 107

stessa sia accaduto del Mediterraneo; perocchè quivi pure essendo empiuto il mare dai fiumi si ruppe l’argine dove son le Colonne, e discorrendone l’acque rimasero all’asciutto i luoghi che prima erano paludosi». E ne adduce questa cagione: «Primamente che il letto del mare interno e quello del mare esterno si trovano a differente altezza; poi che anche al presente una specie di benda di terra allungasi sotto mare dall’Europa alla Libia1, quasi a mostrare che una volta non era già questo un pelago solo. Poi che ha pochissima profondità2; mentre per lo contrario profondissimi sono i mari di Creta, di Sicilia e di Sardegna: perocchè moltissimi fiumi e grandissimi scorrendo dal settentrione e dal levante empiono il Ponto di limo e così ne alzano il letto; dove gli altri rimangono invece profondi. Di qui poi il mar Pontico è più dolce di tutti gli altri3, e scorre verso que’ luoghi ai quali il suo letto declina». Stratone è inoltre di parere: «Che tutto il Ponto, continuando le alluvioni già dette, s’empirà di terra: e già nella sinistra sua parte impaludasi, come a dire la costa di Salmidessa, e que’ luoghi che i naviganti

  1. Da Gibilterra a Ceuta: e forse questa striscia di terra era visibile ancora due mila anni addietro. (G.)
  2. Quest’asserzione in generale è verissima, sebbene poi il Ponto Eussino in alcuni luoghi sia immensamente profondo. Questi luoghi erano detti dai Greci τὰ βαθέα τοῦ Πόντου, le profondità del Ponto. (Casaub.)
  3. Ciò viene dall’esservi frammista gran quantità d’acqua di fiumi.