Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/14

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
2 della geografia di strabone

studio, non è propria d’altr’uomo se non di colui che le divine e le umane cose abbia meditate: e la cognizione appunto di queste cose si chiama filosofia. Oltre di che anche la molteplice utilità che si trae dalla Geografia o vuoi per la vita civile1 e per le pubbliche faccende, o vuoi per la cognizione delle cose celesti, degli animali di terra e di mare, delle piante, dei frutti, e di quant’altro si può vedere in qualsivoglia luogo, annuncia anch’essa un uomo occupato intorno all’arte del vivere ed alla felicità. Ma riassumendo ciascuna di queste cose che abbiamo accennate, veniamole considerando un po’ meglio.

E primamente mostriamo come a ragione e noi e quelli che ci precedettero (de’ quali è anche Ipparco) abbiam detto essere Omero il fondatore della scienza geografica: il quale non solamente nel valore poetico soverchiò tutti quelli che furono prima e dopo di lui, ma sì fors’anche nell’esperienza della vita civile. Però egli non fu diligente soltanto intorno ai fatti per conoscerne il maggior numero ch’egli potesse e tramandarli alla posterità; ma cercò anche le notizie de’ luoghi di ciascuna regione, e quelle di tutta quanta la terra abitata2 e del mare. Senza di ciò egli non avrebbe

  1. Il testo dice τὰ πολιτιχὰ, e potrebbesi tradurre le cose dello stato o della città, la politica e simili. Ma preferii qui ed altrove la breve espressione di vita civile sull’esempio dei traduttori francesi.
  2. Strabone usa di dire ἡ οἰκουμένη γῆ, la terra abitata, dove i geografi dicono semplicemente la terra.