Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/192

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178 della geografia di strabone

tica1. Ma o ch’egli supponga queste lunghezze sopra una sola linea retta, o ch’egli creda che facciano un angolo a Tapsaco, è però manifesto da quello ch’egli medesimo dice, che nè l’una nè l’altra di esse è parallela alla lunghezza della Terra abitata sopra una linea retta che attraversa il Tauro, il Mediterraneo fino alle Colonne, il Caucaso, Rodi ed Atene. Dice poi che da Rodi ad Alessandria, seguitando il meridiano onde sono attraversate amendue2, v’ha poco meno di quattro mila stadii. Quindi anche il parallelo di Rodi e quello di Alessandria sarebbero a questa distanza fra loro. Ma il parallelo di Eroopoli od è questo medesimo, od è poco più di questo meridionale: sicchè poi la linea che va a cadere sopra questo parallelo e sopra quello di Rodi e delle Porte caspie, senza distinzione s’ella sia diritta o no, non potrebbe mai essere parallela a nessuna di queste due. Qui dunque le lunghezze non sono bene determinate; e questo dee dirsi anche delle parti settentrionali. Ma tornando primamente ad Ipparco, vediamo quello ch’egli viene dicendo.

Apponendo sempre ad Eratostene sentenze fantasticate a suo grado, prosegue a confutare con geometrico rigore ciò ch’egli pone per modo di dire. Sostiene quindi affermarsi da Eratostene «che la distanza da Babilonia alle

  1. Questo nome le era dato da una città detta Eraclea, situata fra Canopo e l’imboccatura del Nilo, chiamata poi Maadié. (G.)
  2. È un errore comune ad Eratostene, Ipparco e Strabone l’aver creduto che Rodi ed Alessandria fossero sotto uno stesso meridiano. (G.)