Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/248

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234 della geografia di strabone

s’è proposto, come non gli gioverebbe il conoscere se il luogo nel quale si trova sia o no parallelo col suo1. O s’egli per caso si volge alcun poco a questa investigazione, giudicherà nelle cose spettanti alla matematica conformemente agli abitatori del sito; perocchè ciascun luogo ha opinioni sue proprie2. Ma il geografo non iscrive in servigio di chi abita il paese di cui egli tratta, nè di quell’uomo di Stato il quale non suol mai meditare sopra le cose propriamente dette di matematica; e nemmanco in servigio dello zappatore o del mietitore: ma bensì per colui che sa persuadersi la terra nella sua intierezza essere tale quale descrivonla i matematici: e vuole che quanti si accostano a lui, avendo da prima ammesse codeste dottrine, si facciano poscia a considerarne le conseguenze. Quanto egli dice conseguita a quelle dottrine: e però i suoi discepoli potranno tanto meglio giovarsi di quelle cose ch’egli verrà loro esponendo, quanto più saranno già innanzi nelle matematiche: ma nega di scrivere per coloro che non ne hanno punto contezza.

Colui pertanto che vuole descriver la terra dee in quelle cose che gli servono di principio credere ai geometri che l’hanno misurata tutta intiera; questi agli astronomi; e gli astronomi ai fisici. Ed è la fisica una

  1. Ὤσπερ οὐδὲ τὸ παράλληλον ἑστάναι τῷ παρεστῶτι ἢ μή. Queste parole parvero un enigma a tutti gl’interpreti e commentatori; nè io vorrei affermare di essermi accostato al vero intendimento dell’Autore seguitando la traduzione francese. Il latino dice: Utrum cum adstante parallelus sit necne.
  2. Leggo col Coray ῖδια δόγματα.