Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/250

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236 della geografia di strabone

sono quello dell’equatore, i due tropici e gli artici: E le stelle erranti, e con esse anche il sole e la luna, si muovono in cerchi obliqui descritti nello spazio del zodiaco.

Gli astronomi dunque prestando fede a tali dottrine dei fisici o in tutto od in parte, determinano poi conformemente a queste i movimenti, i periodi, gli ecclissi, le grandezze, le distanze degli astri e mille e mille altre cose a queste somiglianti. E così anche i geometri per misurar, come fanno, tutta quanta la terra, presuppongono come provate le dottrine degli astronomi e dei fisici: e il geografo alla sua volta presuppone quelle che gli vengono somministrate dalla geometria.

Egli è dunque necessario supporre che così il cielo come la terra siano divisi in cinque zone, attribuendo a quelle di sopra gli stessi nomi che a quelle di sotto: e le ragioni per le quali adottiamo questa divisione in zone le abbiamo già dette. Le zone poi si possono limitare con cerchi paralleli all’equatore, e descritti dall’uno e dall’altro lato di quello; sicchè due di questi cerchi disgiungano la zona torrida dalle temperate, e due altri le zone temperate dalle fredde. A ciascuno dei cerchi celesti è sottoposto un cerchio di ugual nome segnato sopra la terra, e così parimenti una zona a ciascuna zona.

Diconsi poi temperate quelle zone che sono abitabili: le altre non si possono invece abitare, le une per eccesso di caldo, le altre per troppo freddo.

E questo vale anche dei cerchi artici e dei tropici, rispetto almeno a quelle regioni dove trovansi cerchi ar-